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Dopo tre anni, D.
Minzoni ritornava in Argenta, da lontano, anche nei momenti
terribili della guerra, Egli non aveva mai tralasciato di pensare
alla sua parrocchia, ma altresì di interessarsi del suo
Ricreatorio e dell'Istituto Liverani bisognoso di sistemazione.
Nei periodi di
licenza, talvolta con grave disagio, correva a visitare la sua
parrocchia. Con quale festa vi era accolto! Ed egli, se vi
capitava in giorni festivi, teneva discorsi al popolo in chiesa,
faceva il catechismo; sempre poi raccoglieva intorno a sé i
fanciulli e i giovani; visitava gli istituti, varie famiglie, gli
ammalati.
Oltre la coltura
varia e soda, accresciuta anche nel tempo di guerra, Egli portava
con sé una grande esperienza della vita, e un nuovo ardore di
apostolato. La guerra non l'aveva fiaccato, ma temprato al nuovo
lavoro, alle nuove lotte. Egli scriveva: "Si apre un'era
nuova, e piaccia al Signore che sappia affrontarla e viverla
pienamente e con spirito giovanile".
Il 24 giugno del
1919, circondato e festeggiato dagli Argentani e da molti amici
accorsi da ogni parte, prendeva solenne possesso della sua
parrocchia.
Nel discorso
ch'Egli rivolse allora dall'altare, vibrò la sua anima generosa:
profondamente commosso, e col pianto nella gola, rinnovò i suoi
propositi di lavoro e di dedizione a Dio e al prossimo, la sua
offerta al sacrificio, quale aveva fatta nella sua prima messa. E
cercò in tutti i modi di mantenere quei propositi! Gli si
opponevano difficoltà assai gravi e d'ogni genere. Scarsissime
erano le rendite parrocchiali; insufficiente l'aiuto per
l'esercizio del ministero, mancandogli il cappellano ed essendo
inferiore al bisogno il numero di altri due sacerdoti nel paese;
continuò il lavoro e persistente l'opposizione dei partiti.
Tuttavia, Egli, dimostrandosi sempre fidente e sereno, si prodigò;
nella chiesa e fuori fu instancabile; aveva come la febbre del
lavoro, e un continuo, acuto desiderio di migliorare le opere
esistenti e di compierne delle nuove. In certi momenti, nel
confidarsi agli amici, pareva disanimato, avvilito; ma sapeva
subito riprendere coraggio, e rianimarsi con un sano ottimismo, e
con la fiducia della provvidenza.
Di fronte alla
opposizione, specialmente se subdola, da parte dei nemici della
religione, Egli aveva talvolta degli scatti e delle parole vivaci;
non trascendeva però, ne sapeva nutrire alcun rancore. Con la sua
bontà e lealtà anche nel confessare i propri torti e difetti,
sapeva aprirsi la via ai cuori, o almeno imporre il rispetto e
conciliarsi la stima degli stessi avversari.
Curò il
miglioramento della sua prebenda, ne accrebbe di alquanto le
rendite; per il resto ci rimetteva del suo non vistoso patrimonio.
Amo il decoro
della casa di Dio. Attese a restaurare ed abbellire cappelle e
altari nella sua chiesa di S. Nicolò. Volle dedicarne uno alla
memoria dei caduti in guerra, con un bel quadro di distinto
pittore; e lo inaugurò con grande solennità. Così fece decorare
l'altare di S. Giuseppe, e attendeva ad abbellire maggiormente
quello del Sacramento e del Patrono S. Nicolò da Bari.
Organizzò feste
e predicazioni straordinarie; altre ne preparava. Una festa
speciale per solennità e decoro era quella annuale per la prima
comunione dei fanciulli. Promosse con vivo zelo la frequenza ai
sacramenti, la devozione al Sacro Cuore di Gesù e alla Madonna
della Celletta tanto venerata dagli Argentani, e il cui Santuario
poté veder riaperto al culto dopo molt'anni di chiusura imposta
dal settarismo imperante nel Comune, da quale dipende il magnifico
tempio della Celletta. In questi ultimi mesi Egli attendeva a
preparare col suo solito fervore il centenario della Patrona di
Argenta, il quale cadde nell'ottobre di quest'altro anno. Aveva già
costituito un comitato, con l'adesione del municipio, e abbozzato
il programma, e stava per lanciare un foglietto mensile per
preparare gli animi all'avvenimento.
Tenne con onore
la carica di presidente dell'Opera Pia Manica, che amministra il
ricovero dei vecchi poveri; e altri uffici e mansioni, a cui
veniva chiamato dalla stima e fiducia del paese. Si preoccupò
assai, come si è accennato, dell'Opera Pia Liverani, destinata
alla istruzione ed educazione della fanciulle sotto la direzione
delle suore di Carità. Egli ne era amministratore, e avrebbe
voluto, oltrechè migliorarne la situazione finanziaria, renderla
più adatta ai bisogni presenti; perciò oltre al ricreatorio
femminile, Egli stava ideando l'istituzione di un laboratorio più
vasto e completo.
Pastore benefico
e caritatevole, consigliere apprezzato e ricercato, aveva la casa
sempre aperta ai parrocchiani, specialmente ai giovani e ai
bisognosi.
Alle associazioni
di carattere giovanile, D. Minzoni dedicava in modo speciale il
suo mirabile ardore; sì che aveva fatto sorgere in breve un
fiorente Circolo della Gioventù Cattolica Maschile, che volle
intitolato all'eroe Giosuè Borsi, un Circolo di Gioventù
Femminile accanto alla sezione delle Donne Cattoliche, e infine
una Sezione Esploratori. Aveva poi messo in efficienza l'elegante
e vasto salone-teatro con cinematografo per il Ricreatorio, per le
Associazioni e per la popolazione Argentana, che non ha mai
mancato di frequentarlo come l'unico ritrovo serio ed educativo
del paese.
Chi vive in mezzo
all'azione cattolica, sa quale contributo abbia portato,
soprattutto al movimento giovanile, D. Minzoni; è sempre con quel
sacro fuoco fatto di entusiasmo e di passione che non si attenuava
né si ripiegava davanti alle asprezze, delusioni, alla squallida
realtà. Non una volta soltanto, come accade a cotali
lavoratori, Egli ha dovuto rifarsi, si può dire, da capo
nell'opera sua, e con quale pazienze, tenacia, e fiducia! Se
qualche disappunto si sarebbe potuto fare talvolta a qualche sua
azione, bisognava però riconoscere sempre in lui purezza di
intenzioni, nobiltà di sentimenti e grande disinteresse. Sembrava
proprio che Egli non potesse vivere che per la gioventù, per la
cui educazione cristiana si è sacrificato. E i giovani
corrisposero ai suoi sforzi, al suo amore. Nel Luglio scorso, Egli
ammetteva alla prima comunione un gruppo di giovani popolani,
rimasti sempre lontani dalla chiesa e da lui guadagnati alla
religione e al bene; li teneva con sé a mensa con soddisfazione e
premura paterna, e li assicurava della sua assistenza in avvenire.
Al convegno
Diocesano della Gioventù Cattolica, tenuto lo scorso dicembre, D.
Minzoni ottenne di promuovere in Argenta un convegno di plaga.
Coadiuvato dai suoi giovani e da tante buone persone, Egli
organizzò mirabilmente il convegno, che ebbe luogo il 22 aprile.
Più di cinquecento giovani vi parteciparono dal ravennate, dal
ferrarese, e da altri luoghi, e diedero edificante spettacolo di
ardore per i sacri ideali della Fede. D. Minzoni vi tenne la
relazione sul movimento giovanile in rapporto all'ambiente e al
momento che attraversiamo; con vigore ed acume, Egli tratto dei
vari importanti problemi e incitò i giovani a stringersi con
rinnovati propositi di purezza e di azione alla bandiera di
Cristo.
Nello stesso
Convegno, Egli decise l'istituzione della Sezione degli
Esploratori Cattolici. Quest'opera doveva costargli nuove
difficoltà, nuove lotte. Non piegò d'innanzi alla bufera di
avversioni, di minacce, di persecuzioni; seppe con coraggio e
fermezza, non disgiunte da opportuna prudenza e saggezza, tenere i
giovani stretti a sé, e cercò in tutti i modi di persuadere gli
avversari del suo diritto e dovere di lavoratore per un'opera di
elevazione morale e religiosa.
A tale proposito
Egli scriveva una lettera ad una persona distinta in Argenta per
invocarne l'opera al fine di chiarire la situazione e pacificare
gli animi. In essa D. Minzoni illustra quale debba essere la
missione di un parroco, e in che consista l'azione cattolica
voluta dal Papa, da non confondersi con la politica. Respinge
l'accusa di politicantismo,e accenna al lavoro svolto per 13 anni
in mezzo al popolo e alla gioventù per il loro rinnovamento
spirituale, e al suo patriottismo dimostrato non solo in tempo di
guerra, ma anche dopo, di fronte al bolscevismo. "Faccio del
bene, Egli dichiara, in pubblico ed in privato, ai cuori ed alle
intelligenze, al popolano come al ricco, non per merito mio ma per
grazia divina; e se la mia missione è contrastata, allora fiero
insorgo a protestare, poiché la religione non ammette servilismi,
ma il martirio...".
E in quest'ultimo
tempo, Egli scriveva ancora: " Ci prepariamo alla lotta
tenacemente e con un'arma, che per noi è sacra e divina, quella
dei primi cristiani: preghiera e bontà. Come un giorno per la
salvezza della patria offersi tutta la mia giovine vita, felice
che a qualche cosa potesse giovare, oggi mi accorgo che battaglia
ben più aspra mi attende. Ritirarmi sarebbe rinunciare ad una
missione troppo sacra. A cuore aperto, con la preghiera che spero
mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la
bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa
di Cristo."
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