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Giovanni Minzoni
nasceva a Ravenna il 29 Giugno del 1885 dal fu Pietro e da
Giuseppina Gulmanelli. Il Padre era proprietario e dirigeva la
locanda del Cappello. Il piccolo Giovanni crebbe tra
l'affetto dei genitori, e di due fratelli e due sorelle,
dimostrando viva intelligenza, carattere aperto, franco,
espansivo, energia di volontà, e soprattutto una bontà non
comune. Queste qualità, Egli le seppe maggiormente sviluppare col
crescere degli anni, nella educazione del Seminario Arcivescovile,
dove tra gli studi e gli esercizi di pietà sentì subito la
vocazione al sacerdozio, che seguì con fervore, fermezza di
proposito, senso di maturità.
Fin dalla prima
giovinezza, il Minzoni concepì il sacerdozio come un apostolato,
come una vita di sacrificio per la salvezza delle anime. C'è
tutta una schiera di amici, sacerdoti e laici, che condivisero con
lui gli anni del Seminario, che ne ricordano vivamente le doti di
mente e di cuore.
Egli era il compagno buono, a cui non si ricorreva mai invano per
un consiglio, per un aiuto, per una parola; era l'amico col quale
si fraternizzava al primo incontro, attratti dalla sua calda
parola e dalla sua inesauribile bontà; era il ragazzo esuberante,
simpatico nello stesso aspetto fisico, dalla corporatura robusta e
bene sviluppata e dal volto maschio, aperto, illuminato spesso dal
sorriso e dagli occhi pieni di vivacità, che rivelava una precoce
maturità di spirito apostolica, nell'investirsi con slancio
d'ogni problema morale e religioso, che fosse espressione di un
travaglio vissuto e richiesto per una conquista ideale e sociale.
Così si interessava con passione del problema che faceva allora
vibrare tante anime, quello della democrazia cristiana. E si
ricorda in proposito, che una sera fu visto piangere amaramente
sopra una fotografia, che stringeva tra le mani convulse, con
espressione di profondo dolore e di sdegno: era la fotografia di
Romolo Murri apostata e ribelle al Romano Pontefice.
Le sue attitudini
a convivere coi giovani ed educarli, venivano sperimentate
nell'assistenza, a cui era chiamato nei giorni festivi insieme ad
altri Seminaristi, dei ragazzi del Ricreatorio Arcivescovile,
diretto dal Can.co Pio Bignardi, che ha sempre ricordato con
predilezione il giovane coadiutore nelle fatiche per l'educazione
cristiana della gioventù ravennate.
Tra l'affetto
degli amici e la stima dei Superiori, il Minzoni veniva consacrato
sacerdote dal compianto arcivescovo Mons. Morganti, e celebrava la
sua prima messa il 10 settembre del 1909 nella chiesa di S.
Domenico, parrocchia della sua famiglia.
In quella
circostanza, Egli faceva pubblicare nella immagine-ricordo una
preghiera, che doveva avere certamente mediata e scolpita nel suo
cuore, poiché più tardi la voleva ripetuta nel suo testamento.
Passò alcuni
mesi nell'assistere con amore e sollecitudine figliale lo zio
arciprete della parrocchia dei SS. Vito e Modesto. Poi per volontà
del superiore, nella quaresima del 1910, si recava in Argenta
(antico e storico paese, in provincia di Ferrara e diocesi di
Ravenna), per essere cappellano di S. Nicolò, alle dipendenze
dell'allora arciprete D. Gioacchino Bezzi. Vi andò con l'animo
perplesso, trepidante, ma sacerdote ubbidiente e disciplinato, era
animato da figliale riverenza verso il suo Arcivescovo e il suo
Arciprete e da risoluta volontà di fare il bene nel campo
destinatogli dalla provvidenza.
Subito egli si
faceva apprezzare ed amare da Don Bezzi e dalla popolazione
per la sua indole franca e gioviale, per la sua fervida attività
e per sue impareggiabili doti nella esplicazione del ministero
sacerdotale. Nello stesso tempo non tralasciava di compiere e
arricchire la sua cultura, e negli anni 1912, 1913, 1914, egli
frequentava i corsi accelerati della Scuola Sociale di Bergamo,
conseguendovi a pieni voti la laurea di dottore, acquistando
vieppiù e mostrando in sé quella chiara visione dei problemi
spirituali sociali, che hanno aperto ai nostri tempi un nuovo,
vasto e così necessario campo alle attività sacerdotali.
Comprese poi
subito il bisogno urgente di allevare cristianamente la nuova
generazione. Argenta era stata ed era teatro di agitazioni e di
conflitti operai, che tengono un posto speciale nella storia del
proletariato italiano. L'opera di scristianizzazione compiuta dal
socialismo in questo paese, come in tutta la provincia di Ferrara
e altrove, era assai grave; un gruppo di buoni, fedeli all'ideale
cristiano ed alla Chiesa, vi era rimasto resistendo con
l'organizzazione alla propaganda e alle pressioni avversarie. Ma
bisogna salvare specialmente i giovani e i fanciulli; ed a questi
si dedicò subito Don Minzoni con abnegazione straordinaria. Così
pensò e fece decidere l'erezione del Ricreatorio, comune alle due
parrocchie del paese, e del nuovo salone, che servisse per le
adunanze, per i trattenimenti, per il cinematografo.
Venuto a morte
l'arciprete Bezzi, il 29 gennaio 1916, la popolazione volle suo
successore D. Minzoni, che veniva eletto con votazione
plebiscitaria dai capi famiglia aventi diritto all'elezione
dell'arciprete, fra l'esultanza degli Argentani. Ma egli non poté
prendere possesso della parrocchia, che reggeva come economo
spirituale, nel tempo stabilito.
Era già
scoppiata la guerra europea, e la nostra patria vi era entrata
anch'essa per assicurare i sui diritti e tutelare la sua dignità
e sua indipendenza. Don Minzoni non si fece illusioni circa il suo
futuro destino di cittadino, e fervorosamente impiego quei mesi
che lo separavano dalla chiamata della sua classe nel sistemare
alla meglio la sua importante parrocchia, già chiesa collegiata e
anche adesso la principale del paese, nel promuovere ed affiancare
quelle opere di previdenza morale e materiale che sorgevano un
poco dappertutto in favore dei richiamati, dei combattenti e delle
loro famiglie.
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